martedì 16 aprile 2013

A Boston

Ieri sera era tranquillamente distesa sul divano a riposarmi, avevo da poco messo a nanna le bimbe e poi arriva una notizia.... Un attentato sconvolgente alla maratona di Boston. Arrivano i primi video, tutto quel fumo, la polvere, le persone sconvolte che fuggono senza quasi capire cosa sta succedendo, il panico. E noi incapaci di dare una mano, possiamo solo guardare i video, è come stare in panchina e non poter entrare in campo. Puoi solo sperare, ma sai che altri si sono fatti male, sai che qualcuno ha voluto far del male.


Stamattina mi alzo e lancio uno sguardo alle notizie, leggo di Boston, delle vittime, leggo di un bambino di 8 anni che attendeva il suo papà all'arrivo... Immagino quanto quel bambino potesse essere felice al traguardo, quanto il suo papà potesse essere felice di arrivare al traguardo e trovare il suo bambino contento e orgoglioso del suo papà...non lo vedrà mai più il suo papà...piango mentre scrivo, perché le mie bimbe si stan svegliando e chiamano mamma, perché l'attentato ha spezzato cuori, legami, amori, famiglie, perché questa mamma non sentirà più il suo piccolo bambino chiamarla Mamma. 

Ma parliamo di uomini e donne che corrono verso la carneficina invece di allontanarsi, di loro che si lanciano nella polvere per aiutare il prossimo, per aiutare chi non conoscono, ma che in quell'attimo sono fratelli e sorelle che hanno bisogno di loro. Il desiderio di salvare e di essere lì per l'altro è più grande di tutto. Non è l'eroismo che induce la gente a correre verso il bisognoso. É l'umanità. 

Siamo umani, siamo altruisti, il buio è di pochi, la luce è di tanti. 

Il mio pensiero, la mia luce di speranza e d'amore è rivolta per Boston e per tutti coloro che sono stati colpiti da questa tragedia.