mercoledì 3 aprile 2013

Le Paure nei Bambini

Ginevra é entrata nel mondo delle paure, ha paura del buio, dei rumori e del Lupo Nero. E' per questo che oggi pubblico un estratto preso dal libro di Anna Oliviero Ferraris "Psicologia della Paura".

PAURE NEL CORSO DELLA CRESCITA
Contrariamente a un luogo comune piuttosto diffuso, aver paura non è di per sé indice di vigliaccheria. Lo è, semmai, non riuscire a trovare il coraggio di reagire. La paura, come altre emozioni primarie (gioia, tristezza, collera, disgusto, sorpresa) è iscritta nel nostro patrimonio genetico, come in quello di molti altri esseri viventi. Ha il pregio di segnalare i pericoli e di attivare l’organismo. <<Attenzione>> ci dice <<qualcosa o qualcuno sta per farti del male. Se sei abbastanza forte per contrapporti alla minaccia, preparati a lottare. Se il pericolo è troppo per te, cerca di proteggerti>>.

La paura come difesa

La paura fornisce la motivazione necessaria alla mobilitazione delle energie. Soltanto quando è eccessiva porta a compiere azioni avventate e controproducenti. Una persona senza paura non potrebbe sopravvivere a lungo. Attraverserebbe la strada col rosso. Si spenzolerebbe dalle finestre. Gli incoscienti non sono persone coraggiose. Coraggiosi sono invece coloro che affrontano situazioni rischiose e rispondono alle minacce perché sanno di avere gli strumenti fisici e conoscitivi per fronteggiarle e perché hanno imparato a tenere sotto controllo le emozioni.

Gli esseri umani, soprattutto nella prima infanzia, reagiscono impulsivamente agli stimoli che li minacciano. Un rumore forte ma inoffensivo allarma e fa sobbalzare. Crescendo i bambini sviluppano un sistema di controllo mentale e, a meno di essere colti del tutto di sorpresa, reagiscono alle minacce in modo più maturo. C’è però un cammino da compiere durante il quale alcune paure vengono domate mentre ne emergono di nuove.

I primi anni di vita

Alla nascita il cervello umano non è ancora in grado di reagire in maniera selettiva agli stimoli e di controllare i movimenti. Le reazioni sono globali, non specifiche. Là dove basterebbe un semplice movimento della mano o delle gambe è tutto il corpo ad essere coinvolto. Deve passare un bel po’ di tempo prima che un bambino impari a cacciare un moscone con un gesto della mano invece di limitarsi a scoppiare in singhiozzi.

Nelle prime settimane di vita non si è consapevoli dell’ambiente in cui si vive e non ci si considera separati da esso. Nella percezione globale che ha di sé e del mondo che lo circonda, il neonato fonde il proprio corpo con quello della madre. Quando le sue necessità vengono soddisfatte si sente sicuro e onnipotente. Se nessuno interviene a rassicurarlo resta preda delle sue emozioni. In seguito, quando inizia a differenziarsi dalla madre, incomincia anche a rendersi conto della propria vulnerabilità. Il progressivo sviluppo delle motricità e dell’intelligenza gli consente di fronteggiare alcune minacce e di coglierne di nuove. Ciò spiega perché nel corso dell’infanzia le paure cambino e ci sia una evoluzione durante tutto l’arco della vita.

Le paure dei bambini possono essere divise in tre categorie: le paure innate, presenti alla nascita; le paure legate alla crescita che appaiono a diverse età; le paure apprese in seguito ad eventi traumatici o indotte dall’ambiente di vita.

Rumori improvvisi, flash luminosi, movimenti rapidi, perdita dell’appoggio sono gli stimoli che spaventano i più piccoli. Sono paure innate che rientrano nella più vasta categoria dell’ignoto, dell’imprevisto del non familiare: timori che nella loro forma originaria sono utili alla sopravvivenza. Un neonato di due o tre mesi, che incomincia a distinguere il volto di sua madre, può spaventarsi se questa gli si avvicina indossando un paio di occhiali scuri. E’ pur vero tuttavia che l’attitudine dei genitori e le abitudini possono mitigare le paure innate. Prendiamo la paura di cadere all’indietro: i neonati sussultano e piangono se si sentono senza appoggio. Se però una madre affettuosa lascia, per gioco, il suo piccolo senza sostegno per qualche frazione di secondo, questi non reagisce necessariamente con le lacrime e dopo un attimo di sconcerto si mette a sorridere. La stessa cosa per i rumori forti. Un piccolino si allarma di meno se ode un rumore forte mentre è tra le braccia della mamma e lei gli sorride. D’altro canto è noto a tutti che il miglior sistema per calmare un neonato è tenerlo tra le braccia, cullarlo, carezzarlo, parlargli teneramente.

Alle paure innate fanno seguito le paure legate alla crescita. Già nel secondo semestre di vita compaiono due paure nuove: quella degli sconosciuti e l’angoscia di separazione. Nel notare questo cambiamento c’è chi teme che il proprio bambino stia diventando meno socievole e più “appiccicoso”: prima sorrideva a tutti, ora non più; prima accettava di andare in braccio a chiunque ora protesta se la mamma si allontana. Ma non si tratta di una regressione bensì di una crisi di crescenza. Queste nuove paure sono indicative dello sviluppo mentale del bambino: ora può cogliere differenze che prima non notava. In più si sta formando in lui un forte legame di attaccamento verso le sue figure protettive. Bisognerà tenerne conto se per esempio la mamma deve tornare al lavoro e lasciare il piccolo alla tata. Solo quando sentirà di potersi fidare della tata, lui consentirà alla mamma di allontanarsi.

Quella degli animali è un’altra paura che compare nel corso dello sviluppo: tra uno e tre anni i bambini incominciano ad avventurarsi fuori dai propri limiti abituali e non tutti gli incontri che fanno sono rassicuranti. In questa paura si possono ravvisare tre paure innate: movimenti improvvisi, approccio estraneo, rumori forti. I cani rispondono in pieno a queste tre condizioni. Trattandosi di una paura normale per l’età non è necessario fare pressioni particolari per contrastarla. Osservando le reazioni degli altri, abituandosi alla presenza dell’animale in condizioni pacifiche, la maggior parte dei bambini la supera naturalmente questa paura, a meno che vengano aggrediti o non vivano qualche esperienza sgradevole.

Il buio è un’altra paura frequente tra i due e i sei anni. I neonati non hanno paura del buio perché alla luce si devono ancora abituare. Quando però intorno ai due anni e oltre si svegliano nel cuore della notte, magari dopo aver fatto un brutto sogno, e si trovano senza quei punti di riferimento che hanno di giorno, ecco che possono incominciare ad avere paura del “nero” della notte. Un’ombra, uno scricchiolio, dei passi nel corridoio allarmano molto di più al buio che alla luce.
La paura del buio, però, così come altre paure degli anni prescolari (mostri, temporali, streghe, fantasmi….) può assumere un valore metaforico, diventare cioè un contenitore di altre paure legate alla percezione della propria vulnerabilità, come quella di perdersi in un luogo sconosciuto o di non risvegliarsi più il mattino dopo. A partire dal terzo anno di vita l’immaginazione incomincia a lavorare e si costruisce i suoi scenari e le sue interpretazioni. I bambini si confrontano con aspetti della realtà che prima non prendevano in considerazione: commenti sgradevoli, litigi degli adulti, malattie, scene impressionanti sugli schermi, l’attesa della punizione per qualche capriccio e quindi anche la sensazione che qualcosa di spiacevole stia per accadere, possono dar luogo ad allarmi e paure, che originano dal mondo interiore più che dalle realtà della vita e che possono trovare nel buio in collocazione. Un bambino “arrabbiato” con i genitori può temere la propria aggressività e di notte fare dei brutti sogni.

Alcune paure hanno origine da esperienze traumatiche (malattie, incidenti, morte di un congiunto). I genitori non possono impedire che certi eventi si verifichino, possono però cercare di rassicurare i bambini nei momenti difficili. Alcuni incidenti minori possono anch’essi provocare paura. Per esempio, un bambino che si diverte nell’acqua della vasca da bagno può se l’acqua è troppo calda o se il sapone gli finisce negli occhi sviluppare una paura per l’acqua oppure per la vasca da bagno. Analogamente, dietro alla paura di certi alimenti può nascondersi la paura di nutrirsi. Una madre che insiste troppo con il cibo può inconsapevolmente indurre nel suo bambino questo tipo di paura.

Gli anni della scuola e oltre

Durante la fanciullezza (6-12 anni) alcune paure degli anni precedenti possono essere padroneggiate perché ora il bambino ha maggiori competenze, sa come reagire. Diminuisce il timore dei rumori forti e dei flash luminosi, del buio, dei mostri, delle streghe. Ma proprio perché ora capisce di più, può cogliere altre minacce come quella dei ladri e dei rapitori, dei danni fisici, delle malattie, del sangue, delle iniezioni, della morte e dell’abbandono. Fanno la loro comparsa i timori legati al proprio stato sociale (per esempio come scolaro) e alle interazioni con gli altri: esami, litigi, sopraffazioni, nonché la paura di essere rifiutato dai compagni. Può diminuire la paura degli animali domestici ma può comparire quella degli insetti.

Può sembrare strano che un bambino capace di giocare in tutta tranquillità con un grosso cane possa poi avere paura di una formica o di una zanzara. Ma c’è una spiegazione: la paura degli insetti, così come degli animali esotici, è spesso associata alla paura dell’ignoto, di ciò che non si conosce e non si padroneggia. Un modo per superare questa paura consiste nel familiarizzare con gli insetti apprezzandone caratteristiche e qualità. Qualche volta però una paura è più complicata di quanto sembra. Per esempio, quando un bambino schiaccia un insetto può fantasticare che gli amici dell’insetto si vendicheranno. Una simile paura può in realtà nascondere altre paure, come quella della propria aggressività. Bambini grandi e piccoli attribuiscano spesso i propri sentimenti agli altri e anche agli oggetti inanimati. Capita così che facciano dei sogni popolati di animali e orribili mostri che esprimono i loro desideri aggressivi.

Molte delle paure tra zero e dodici anni così come talune tipiche regressioni a stadi precedenti dello sviluppo si spiegano con la condizione di instabilità che contraddistingue tutta l’età evolutiva. A differenza degli adulti che sono ormai stabilizzati nel loro ruolo di adulti, hanno dei riferimenti precisi e dei comportamenti definiti, i modelli di comportamento dei bambini sono in continua evoluzione. Una persona che ha fiducia in se stessa reagisce ai pericoli mobilizzando le proprie risorse; ma un bambino che non ha ancora una sufficiente fiducia in se stesso ed è dipendente dagli altri, può trovarsi paralizzato in una situazione minacciosa che non è in grado di gestire. Dopo un forte spavento o di fronte a situazioni angoscianti che si protraggono nel tempo è normale che i bambini regrediscano temporaneamente a comportamenti tipici di uno stadio precedente del loro sviluppo e se ciò avviene è perché in quello stadio si sentivano più protetti e sicuri.

Gli adolescenti superano generalmente le paure degli anni precedenti grazie ad una diversa e più complessa visione del mondo. Ciò però non significa che non abbiano delle paure, sia pure variabili da individuo a individuo e per grado di intensità. Tipiche di questo periodo sono le vertigini, una serie di paure legate al corpo come quella di arrossire, di avere qualche anomalia fisica e vari timori legati alla sfera sociale e sessuale come: brutte figure, critiche, insuccessi, esami, essere ignorati o rifiutati. Il dolore, la morte, i danni fisici, le deformità e la bruttezza sono altre paure frequenti tra gli adolescenti, così come la paura di perdere il controllo delle proprie azioni e di parlare in pubblico.